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ROCCE DELLA SOMALIA ITALIANA

RACCOLTE

DALLA MISSIONE SCIENTIFICA STEFANINI-PAOLI (1913)

Il dott. G. STEFANINI del Regio Istituto di Studi Superiori di Firenze, che fece parte della missione inviata a scopo scientifico dal nostro Governo nella Somalia italiana nel 1913, raccolse in questa regione una ricca colle- zione di sabhie e di rocce.

Del materiale sabbioso e di alcune arenarie si è già occupato, da par suo, il prof. ARTINI !) in un interessante lavoro pubblicato alcuni mesi

| or sono; ed io vengo a dire in questa memoria delle rimanenti rocce, del

cui studio fui incaricato dalla gentilezza del dott. STEFANINI.

A questi, che si è compiaciuto inoltre favorirmi tutte le indicazioni a me necessarie sulle località ove furono prelevati i campioni di rocce, sulla giacitura di esse, sulle condizioni geologiche della regione esplorata, rivolgo i miei più vivi ringraziamenti. E sono poi riconoscentissimo al prof. AR- TINI, che, con squisita cortesia, mi ha offerto il cliché della cartina annessa al presente lavoro, nella quale sono indicati con numeri i luoghi di prele- vamento degli esemplari. Ringrazio infine il prof. G. D’AcHIARDI, che mi ha permesso, con affettuosa amicizia, di eseguire nell’ Istituto di Minera- logia dell’ Università di Pisa, da lui diretto, le microfotografie di alcune rocce studiate.

i) E. ARTINI. Intorno alla composizione mineralogica di alcune sabbie ed are- narie raccolte dalla missione scientifica Stefanini-Paoli nella Somalia Italiana (1913). Atti Soc. It. Se. Nat., Vol. LIV, pag. 137. Pavia 1915. Vedasi inoltre: E. ARTINI. Sulla presenza della monazite nelle sabbie e nelle arenarie della Somalia meridionale. Rend. R. Ace. Lincei, Vol. XXIV, Serie 5.3, 1.0 sem., fasc. 6.9, pag. 555. Roma 1915.

Sc. Nat. Vol, XXXI 1

4 E. MANASSE %

CENNI GEOLOGICI.

Prima di entrare nella descrizione delle rocce avute in esame parmi opportuno un brevissimo cenno sulla geologia della regione somala esplo- rata; cenno che ho potuto desumere da una breve nota preliminare dello STEFANINI !), e, più ancora, da dettagliate notizie da questi avute verbal- mente e per iscritto.

La Somalia italiana meridionale ha un imbasamento di rocce ceristal- line antichissime (gneiss, graniti, dioriti, ecc.), affioranti qua e in alcuni gruppi di colline, che emergono come isole da una spessa coltre eolico-elu- viale, prevalentemente sabbiosa. Questo imbasamento viene a giorno nella così detta « Zona dei Bur », sulla destra del basso Uèbi-Scebèli (Bur Meldàe, Bur Mun, Eghèrta, Bur Acàba, Bur Eìbi, ecc.), e in una seconda zona, grossolanamente parallela alla prima, situata sull’ alta valle del Dàna, oltre i confini della Colonia.

Sulle rocce cristalline riposa una potente serie di arenarie e calcari, da attribuirsi al mesozoico. Le arenarie, che si alternano con strati gessosi, furono già osservate dal SAccHI e studiate poi da DE AncELIS e MILLOSE- vIcH ?), che le attribuirono al trias. Esse sembrano limitate, nei loro af- fioramenti, alla regione posta attorno al nord di Lugh, e sottostanno ai calcari.

Assai più estesa è la formazione calcarea, che, se nella regione di Lugh, come già è stato accennato, si sovrappone alle rocce arenacee, più a sud e ad est si diffonde largamente a formare un altipiano poco elevato, sor- montando quivi direttamente le rocce cristalline. In questa serie calcarea sono stati rinvenuti dallo STEFANINI numerosi fossili, in gran parte riferibi- li ad alcuni livelli più alti del giurese, in parte però, a quanto sembra, anche ad un piano più antico, forse liassico. I calcari sono incisi dal Giuba in una zona a monte di Gelib e a valle di Marilè, donde si estendono a forma- re l’altipiano del Baidòa, e più oltre, sempre in direzione di nord-est, verso il medio e l’alto Uèbi-Scebèli. i

Sulle arenarie di Lugh nelle colline di Curetka si trovano inoltre tufi vulcanici acidi e colate basaltiche, la cui esistenza, già sospettata dal SAccHI,

!) G. STEFANINI. Osservazioni geologiche nella Somalia Italiana meridionale. Boll. Soc. Geol. It., Vol. XXXII, fasc. 3, pag. 398. Roma 10130.

?) G. DE ANGELIS D’OssaT e F. MiLLosEVICH. Seconda spedizione Bottego. Studio geologico sul materiale raccolto da Maurizio Sacchi. Roma 1900.

ROOCE DELLA SOMALIA ITALIANA. D

è ora confermata dalle osservazioni dello STEFANINI. E questi poi, dall’ab- bondanza e disposizione dei materiali eruttivi erratici (tinguaiti) raccolti sull’altipiano di Allengo, è tratto a supporre molto verosimile l’esistenza dei materiali stessi in posto anche sopra l’altipiano calcareo. Comunque nelle regioni visitate dalla missione STEFANINI-PAOLI le rocce effusive appaiono estremamente rare ed in affioramenti limitati.

Largamente estesi nella vasta zona percorsa sono invece i depositi elu- viali, alluvionali ed eolici, riferibili, almeno in gran parte, ad epoca recente.

Al primo gruppo appartengono le sabbie formanti parzialmente il suolo nella regione già ricordata dei Bur, che sembrano di disfacimento granitico, e che, verso la periferia della regione stessa, mostrano segni evidenti di trasporto eolico, certi speciali crostoni calcarei, e alcune formazioni di tipo lateritico, che talvolta assumono caratteri di veri e propri Bohnerze. Le sabbie di disfacimento granitico, secondo risulta dallo studio del prof. ARTINI, sono rossicce, ruvide, a grana ineguale, a basso peso specifico, con elementi ango- losi. Vi abbondano grandemente, oltre il quarzo, feldispati freschissimi, mi- croclino in special modo, ma anche ortose con lenticelle micropertitiche e, più raro, un plagioclasio acido. Non mancano magnetite, ilmenite, biotite, zircone, ecc., mentre scarsissimi vi si rinvengono i carbonati e i minerali pesanti, limitati a formare soltanto la porzione finissima della sabbia, e forse attribuibili ad inquinazioni di origine eolica.

Alluvioni, appartenenti probabilmente ad età diverse, si osservano, come è naturale, lungo i due fiumi principali, e segnatamente lungo il Giuba. Sono rappresentate in. principal modo da materiali sottili, argillosi e sabbiosi, questi ultimi di natura alquanto complessa, come si ricava dal lavoro del- l’ArtINI; ma si hanno anche caleari grossolani arenacei e conglomerati a base di ciottoli di quarzo, di calcedoni, di arenarie e di quarziti.

Anche nelle zone interne della Somalia (Baidda, Dafet, ecc.) però i corsi di acqua temporanei e gli stagni abbandonarono copiose alluvioni, più spesso sciolte e di tipo argilloso con arnioni di gesso, e talora sotto forma di inero- stazioni calcaree travertinose, e più o meno sabbiose.

A depositi di origine eolica infine vanno attribuite le dune, orlanti in un argine ininterrotto tutta la costa del Benadir, che sono formate di sabbia in parte ancora intatta, e in parte più o meno alterata, decalcificata e fissata dalla vegetazione. Questa sabbia eolica è poi localmente, e in particolar modo lungo la spiaggia, cementata a formare calcari arenacei e rocce simili a pan- china, che sporgono in mare come piccoli promontori.

Ma, come ha potuto stabilire l’ArrINI, di sabbie eoliche antiche, e non

6 E. MANASSE

soltanto di natura eluviale, sarebbe costituito anche il suolo della regione dei Bur, specialmente, come già èstato accennato, verso le sue parti periferiche.

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1.0 Scisti cristallini.

Gneiss biotitico della collina principale di Bur Meldàe (N. 12-13).

È A Bur Meldàc, insieme a rocce granitiche, affiora un’estesa formazione "A scistosa, gneissica. Gli esemplari esaminati consistono di un impasto feldi- dA. spatico-quarzoso biancastro, con lievissima tinta rosea, nel quale sono im- s merse, in abbondanza, lamine biotitiche nere, a lucentezza submetallica, È disposte d’ordinario in senso parallelo alla scistosità della roccia.

po Al microscopio struttura granoblastica regolare (Tav. I, fig. 1); i feno- È meni cataclastici vi sono assai evidenti.

Mi L’elemento feldispatico è rappresentato da plagioclasio, da mieroclino ; 3 e forse anche da ortose, in ogni modo ben raro.

a Il plagioclasio non ha composizione costante; ma si tratta sempre di ter- RI mini molto acidi, compresi tra l’oligoclasio e l’albite. È in individui piut-

o tosto piccoli, a carattere idioblastico, geminati qualche volta con la sola legge dell’albite, più spesso con le due leggi combinate albite-Carlsbad. L’ altera- zione, non troppo pronunziata, è caolinica, ma più ancora micacea, e le la- minette di mica bianca si dispongono in modo tale che nella mierofotografia (Tav. I, fig. 1) simulano quasi un concrescimento mirmechitico. A spese del plagioclasio si sono formate anche piccole quantità di calcite.

Il termine più diffuso è un oligoclasio-albite con estinzioni simmetriche nella zona normale a (010) di 60-90, di + 13° in sezioni parallele a (010), dalle quali esce normale, o appena appena inclinata, la bisettrice positiva, e con i seguenti valori in doppi geminati albite-Carlsbad:

I II 7 buo go go

Per la rifrazione questo termine più comune rispetto al balsamo (n= 1. 535 circa):

T Pf TEA RETE NI DREI. GIO. TA TERST!

ROCCE DELLA SOMALIA ITALIANA.

e rispetto al quarzo:

dl ani ei Alcuni pochi cristalli di oligoclasio-albite posseggono un sottile orlo più acido di albite, netto, in modo tale che si distingue benissimo la linea

di Becke al limite fra le due zone. In uno di tali cristalli doppiamente ge- minato e tagliato nella zona di simmetria misuro:

I II Zona principale 615° (oligoclasio-albite) Bordo. 140 13° (albite)

Non manca per altro l’albite in individui a sè, che mostrano estinzioni simmetriche di 16°, differenza A nulla, o quasi nulla, in geminati doppi, e ! nettamente minore di © del quarzo. Anche due lamine, normali insieme a (001) e (010) (riconoscibili dalle due tracce di sfaldatura che presentano nettissime, ad angolo quasi retto fra di loro), avendo dato estinzioni rispet- tivamente di 12° e 14°, sono pure riferibili ad albite.

Rarissimo è poi l’oligoclasio acido, al limite del resto con l’oligoclasio- albite, contraddistinto dai seguenti caratteri: estinzioni nella zona simme-

| trica di 115°-3° e in geminati doppi di:

I II 35° 24° e rifrazione: al dii ia aldo e =

Frantumati fra due vetri dei cristalletti di plagioclasio distaccati dalla roccia, e confrontati per la rifrazione con essenze odorose ad indice noto, ebbi quasi sempre questo risultato proprio dell’oligoclasio-albite:

a' < 1. 5385 x = 1 5385

ma eccezionalmente, mantenendosi a 1. 5385, ' diventa un po’ mag- giore del detto valore: tale rifrazione si avvicina pertanto a quella dell’oli- goclasio acido.

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E. MANASSE

Ben raramente nel plagioclasio si osserva un esile orlo di mirmechite vermiculare, in cui però le vermiculazioni quarzose entro il plagioclasio sono finissime, quasi submicroscopiche.

Il microclino, con carattere xenoblastico, più o meno abbondante nei diversi campioni, risulta tuttavia sempre subordinato al plagioclasio. È in lamine semplici, o geminate a Carlsbad, quasi del tutto inalterate, con netta rifrazione a' < n e x <n. Facilmente riconoscibile per la sua struttura a orata nelle lamine (001), se invece è in sezioni (010) può confon- dersi con l’ortose, la cui presenza in questa roccia, in ogni modo assai limi- tata, do come incerta. In talune lamine (010), spettino esse a microclino 0 ad ortose, oltre la sfaldatura (001) molto marcata, se ne osserva un’altra, che, facendo con quella angoli di 72° - 73°, corrisponde ai piani di se- parazione murchisonitica (h01).

Il quarzo, meno abbondante dei feldispati complessivamente considerati, è in granuli irregolari con estinzioni un poco ondulate e con scarse e piccole inclusioni fluide. Si trova poi, di frequente, incluso in granuli tondeggianti od ovoidali nei feldispati e nel minerale micaceo; più spesso è conceresciuto con essi micropoichiliticamente.

Delle miche è essenziale la sola biotite. Più o meno cloritizzata presenta sempre tinta verdognola piuttosto sbiadita; e anche nelle liste meno alte- rate il pleocroismo varia dal giallo-verdognolo pallidissimo (a) al verde marcio un poco bruniccio (c). Nelle sezioni parallele alla scistosità della roccia prevalgono, come è naturale, le lamine basali, che danno figura di interferenza quasi uniassica. In seguito ad azioni dinamiche subìte, aleune lamine si sono divise in tanti frammenti, fittamente associati, con diversa orientazione. La muscovite è assai scarsa, e in gran parte secondaria e de- rivata dall’alterazione dei plagioclasi; ma in taluni casi sembra originaria, e mostra una tenuissima tinta verdastra, per un principio di cloritizzazione.

Molto subordinato è un minerale anfibolico in individui non piccoli, associati alle lamine biotitiche. Per il suo pleocroismo (altri caratteri ot- tici importanti per il modo di presentarsi del minerale e per la sua rarità non ho potuto determinare) dal verde pallidissimo (a) al verde un poco meno pallido (c) parmi riferibile ad un termine più actinolitico che orne- blendico.

Non scarse nella roccia la magnetite e l’ilmenite. Accessori: apatite, zir- cone, e oligisto in esili lamelle esagone della varietà Fisenglimmer, inclusi in tutti i componenti essenziali; e pure accessori, ma di natura secondaria, la calcite, la titanite granulare con debole pleocroismo in tinte bruno-ros- signe, e un epidoto quasi incoloro, non pleocroico e fortemente birifrangente,

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ROCCE DELLA SOMALIA ITALIANA.

Perdita per artov. . . . . 1,22

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Gnoiss anfibolico della collina principale di Bur Meldàe (N. 17)

Della formazione gneissica di Bur Meldàc, oltre lo gneiss biotitico ora descritto, grandemente preponderante, fa parte anche uno gneiss anfibo- lico. ,

L- Nel piccolo esemplare avuto in esame la roccia non apparisce troppo evidentemente scistosa, è a grana minuta, ed ha colore biancastro con pun- teggiature verdi cupe di anfibolo.

3 Al microscopio la struttura risulta granoblastica, del tutto simile, per pi dire identica, a quella dello gneiss biotitico (Tav. I, fig. 2); però i feno- _meni cataclastici sono qui un poco meno evidenti.

4 Anche in questo caso dei feldispati il plagioclasio prevale, e non di poco, sul microclino. L’ortose sembra mancare.

Il plagioclasio, geminato con leggi dell’albite e albite-Carlsbad, mostra estinzioni simmetriche massime di 10° e di

I II j 910 8140 È Sono)

lamine doppiamente emitropiche. Rifrazione rispetto al balsamo (buoni

e) n Ch, N hl; %

10 E. MANASSE

contatti col quarzo non potei osservare) 2 e > n, e più preci- samente secondo quanto è risultato da confronti con essenze ad indice noto:

o' <1. 5385 1. 5385

È dunque in totalità oligoclasio-albite. Esso mostra una lieve altera- zione caolinico-sericitica, e in grado anche minore, calcitica. In rari casi si hanno concrescimenti antipertitici, regolari ed irregolari, di mieroclino col plagioclasio; il quale ultimo poi, eccezionalmente, presenta un sottile orlo di mirmechite.

Il mieroclino, con e senza struttura a grata, è alquanto più scarso del plagioclasio e in individui molto più piccoli, talvolta inclusi nel plagioclasio stesso. Manifesta notevole freschezza.

Il quarzo è in granuli con i soliti caratteri. Non infrequenti inclusioni e microimplicazioni quarzose nei feldispati e nel minerale anfibolico.

Elemento colorato essenziale, ben più scarso però di quelli ineolori, è soltanto l’anfibolo in lamine prismatiche con nette tracce di sfaldatura (110), e in sezioni presso che normali all’asse verticale con le due tracce di sfaldatura ad angolo di 124° circa. Il suo pleocroismo, quasi inapprezzabile in lamine molto sottili, in sezioni più spesse è caratterizzato da:

a = verde pallidissimo quasi incoloro

b=c= verde pallido

Per le estinzioni trovo valori massimi di e: c = 17°. Rifrazione e bi- rifrazione piuttosto elevate. Trattasi dunque di un termine actinolitico. È sempre accompagnato da calcite, che sembra derivare dalla sua altera- zione; e lenticelle allungate di calcite si insinuano talora lungo i piani di sfaldatura prismatica dell’anfibolo, presentando in tal modo andamento parallelo. Venuzze di calcite inoltre attraversano in qualche punto la roccia, ma queste sembrano provenire da infiltrazioni esterne.

Nello gneiss in parola si notano pure: la titanite in granuli e eristalletti assai coloriti con pleocroismo in tuoni giallo-bruni o rossigno-bruni e la ma- gnetite titanifera che ad essa si accompagna di sovente; i quali due mine- rali, se non totalmente, in parte almeno, derivano, insieme alla calcite, dal- l’alterazione del minerale anfibolico. Molto subordinati sono: una mica ferro-magnesiaca, verde-bruniccia per lieve alterazione cloritica, con a =

ROCCE DELLA SOMALIA ITALIANA. di

incoloro e c= verde bruniccio piuttosto pallido, e la muscovite seconda- ria. Accessori possono dirsi infine l’apatite e lo zircone, inclusi in minuscoli cristalletti nel quarzo e nei feldispati. Di apatite si notano poi cristalli a di dimensioni discrete.

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i Gneiss biotitico-orneblendico di Bur Gùlo. (N. 36, 37, 38).

Roccia tabulare-scistosa di colore scuro per l'abbondanza dei silicati colorati, che racchiude filoncelli rosei di aplite. Normalmente alla scistosità si vede un’alternarsi di stratarelli irregolari verde cupi, biotitico-anfibolici, prevalenti e di straterelli bianchi, quarzoso-feldispatici, più esili.

Microstruttura granoblastica come nei precedenti gneiss (Tav. I, fig. 3);

ma con fenomeni cataclastici assai pronunziati e riconoscibili, in parecchi punti delle sezioni, dal frantumamento assai minuto di tutti i costituenti, dalle estinzioni ondulate non solo del quarzo, ma anche dei feldispati, dalle contorsioni e dagli spostamenti di parti delle lamine micacee ed anfiboliche ecc. ecc. |

Il minerale feldispatico predominante è sempre il plagioclasio, carattere

questo comune alle rocce gneissiche della regione somala esplorata dallo STEFANINI. I cristalli di plagioclasio, quasi tutti idioblasti (Tav. I, fig. 3), sono geminati, secondo il solito, con leggi dell’albite, e albite e Carlsbad insieme associate; contengono inclusioni di tutti i minerali, può dirsi, com- ponenti la roccia, e manifestano una incipiente alterazione caolinico-serici- tica che interessa, non la totalità dei cristalli, ma alcune limitate porzioni interne. È un termine oligoclasico piuttosto acido. Infatti lamelle a gemina- zione albitica estinguono a non più di - in sezioni normali a (010), pure a + 2°, + in quelle insieme perpendicolari a (010) e a (001). Lamine pa- rallele a (010), con emergenza centrata di , danno per le estinzioni valori di + 7°, + 8°. In geminati doppi misuro:

I II ; 00 20 1150

St OMO

Riguardo alla rifrazione nei confronti col balsamo, col quarzo e con es- senze a indice determinato ho avuto rispettivamente:

12 E. MANASSE a' > TR di <il en 1. 54259 > a' = I. 5385 1. 5425 => {x > 1 5385

Tutti questi caratteri sono propri di un oligoclasio Ab, An, In rari casi si ha:

a = v>n CAS a i <A TO ii 0380 vi K®b38D

e questa rifrazione accenna ad un termine più acido, oligoclasico-albitico. L’albite si limita solo ad orlare con esile zona alcuni pochi cristalli di oligo- clasio. Di rado si notano conerescimenti antipertitici, si notano cioè cristalli di plagioclasio, che racchiudono laminette di microclino, ora isorientate, ora disposte, apparentemente almeno, in modo irregolare.

La mirmechite vermieulare è deltutto accessoria, e la ho veduta soltanto in laminette facenti parte di un aggregato cataclastico, feldispatico-quarzoso.

Il puro feldispato alcalino è rappresentato anche in questa roccia piut- tosto scarsamente, e dal solo mieroclino, in piccole plaghe di forma irregola- rissima e anche un po’ sinuose e quindi decisamente xenoblastiche. È appena appena caolinizzato.

Più scarso dei feldispati è il quarzo, i cui granuli mostrano estinzioni ondulate e inclusioni fluide molto piccole e nemmeno troppo abbondanti.

I due silicati colorati, biotite e anfibolo, hanno presso a poco la stessa diffusione, e tendono insieme a formare nella roccia degli accumulamenti (Tav. I, fig. 4), talora risultanti di lamine minutamente frantumate, nei quali accumulamenti ad essi si uniscono in abbondanza ceristalletti di tita- nite e di apatite. Biotite e anfibolo si includono reciprocamente, e conten- gono numerose inclusioni di feldispati, di quarzo, di titanite, di apatite; con il quarzo sono poi spesso coneresciuti micropoichiliticamente. Nelle loro concentrazioni i due silicati colorati sono d’ordinario frammisti e con- cresciuti irregolarmente (Tav. I, fig. 4), ma non mancano associazioni rego- lari, che avvengono in modo che la sfaldatura basale della biotite risulta parallela a quella prismatica dell’anfibolo.

ROCCE DELLA SOMALIA ITALIANA.

La biotite è in liste con pleocroismo

a = giallo paglia chiarissimo

b = c = bruno-rossigno

| e con forte birifrazione se inalterata, oppure con pleocroismo

a = giallo-verdastro chiarissimo

b = c = verde-bruniccio

figura di interferenza apparentemente uniassica. Insieme ad un principio . di cloritizzazione (completa cloritizzazione non si raggiunge mai) talvolta si ha anche una parziale trasformazione della biotite in materiale ocraceo | giallo-rossastro.

Il minerale anfibolico è in lamine prismatiche a contorni molto irregolari, talora spostate e rotte, fortemente birifrangenti, con pleocroismo

a = verde giallastro

b = verde bruno intenso

i

1

î i

c = verde intenso fin verde azzurro

i e con assorbimento b > c > a. Estinzioni fino di 239-24° (e:c ) in lamine (010) a pleocroismo massimo e a massima birifrazione. Per questi caratteri,

| forse in relazione con un discreto tenore di AI? 05 e di Fe0 e con scarsità

di Fe°0”, questo anfibolo differisce un poco dalla comune orneblenda. In

alcuni casi, per incipiente alterazione cloritica, ne diminuisce il pleocroismo | @ più ancora ne diminuisce la birifrazione.

| Relativamente diffusa la titanite in granuli irregolari e in cristalletti biettiformi con debole pleocroismo dal giallo piuttosto chiaro al giallo brunic- cio o al bruno rossigno. L’accompagna il ferro-titanato con orlo leucoxenico.

Una mica bianca secondaria, proveniente dall’alterazione del plagioclasio, e un epidoto, pure secondario, che sembra derivato dalla decomposizione dei due silicati colorati, a forte birifrazione e con pleocroismo dal giallo brunic-

| cio pallido al giallo cedro, sono elementi del tutto accessori, al pari della pi-

rite, nera a luce trasmessa, giallo-aurea a luce riflessa. Mentre un po’ più

diffusi appariscono l’apatite e lo zircone in cristalli non tanto piccoli, in- . clusi nei principali componenti, ed anche in individui a sè.

14 E. MANASSE

Ecco ora la composizione chimica di questo gneiss biotitico-orneblen- dico :

Perdita per arrov. . . . 0,64 SOR e e] Ti GR O AFFORSIE E B0E Ferc0* lario tot Fey Ri RES Mn +02 rete rds Ca:0 e a lA A190 Mg O, irrti 08 K* Of TR Na” Ot Rea zi 03: 0 28

100, 88

2.° Rocce eruttive. a) Rocce intrusive.

Granitite di Bur Acàba. (N. 1 e 4).

Roccia a grana media, che, osservata macroscopicamente. risulta formata da microclino roseo, predominante, da plagioclasio biancastro a vivo splen- dore quasi vitreo sulle faccette di sfaldatura, da quarzo un poco più scarso dei feldispati presi complessivamente, da biotite in lucenti laminette.

Struttura microscopica ipidiomorfa, ma non troppo chiaramente espres- sa, perchè tendente un poco all’ aplitica (Tav. I, fig. 5), per ciò che ri- guarda feldispati e quarzo, i quali poi di frequente si includono reciproca- mente, onde per questa roccia il normale andamento di consolidazione del magma granitico si è verificato solo in parte.

Come già è stato accennato il minerale più abbondante è il mieroclino, quasi inalterato, in individui semplici o geminati a Carlsbad, che eccezio- nalmente contengono venuzze miero- e criptopertitiche. In piccola quantità sembra presente anche l’ortose. Infatti le lamine secondo (001) ora presen- tano la tipica struttura a grata, ora no; la maggior parte di queste ultime estinguono a 15° circa rispetto alle tracce di sfaldatura (010); ma in alcune poche, e sono quelle riferibili ad ortose, l’estinzione è retta. In lamine (010)

ROCCE DELLA SOMALIA ITALIANA. 15

la direzione di estinzione negativa fa angoli di 4°-6° rispetto alla traccia di sfaldatura (001); queste possono spettare tanto al microclino (come è più probabile) che all’ortose, perchè non mi è stato possibile stabilire se la bisettrice positiva esca da tali lamine normalmente o con una certa in- clinazione.

Anche il plagioclasio non manifesta indizi di alterazione, 0, tutto al più, apparisce appena, appena sericitizzato. È quasi sempre geminato doppia- mente ad albite-Carlsbad, qualche volta con la sola legge dell’albite. Nella zona simmetrica le lamelle emitropiche estinguono a 29-49; in un solo caso ho avuto un valore di 7°. Da geminati doppi ricavo:

I II

20 10 9 1,0 90 40

Rifrazione rispetto al balsamo: a > an e rispetto al quarzo: (GNEO ODA QUAI o AEON EMO)

Talvolta però © del quarzo risulta appena maggiore di y' del feldispato. Confronti con liquidi ad indice noto, hanno dato quasi sempre:

a = 1.536 1542b = >. IL 5385

tratta dunque di oligoclasio acido, al limite con oligoclasio-albite.

In questo plagioclasio si notano talvolta concrescimenti antipertitici, si hanno cioè individui che ospitano laminette di microclino con struttura a grata, aventi tutte la stessa orientazione. Si osservano anche, ma ecce- zionalmente, esili bordature mirmechitiche, le quali per altro non si limi- tano ad interessare le lamine plagioclasiche, ma anche quelle confinanti di microclino.

Taluni cristalli di plagioclasio hanno un sottile orlo più acido, isorientato,

PRORPIO) RSI ORE AIA PO VETO I RE AO OTO pt ® À * de U Ta

16 E. MANASSE

che qualche volta è addirittura di albite (con x decisamente minore di © _ del quarzo); fra la zona oligoclasica e quella periferica il distacco è nettis- simo. Da due lamine di tal tipo, parallele o quasi a (010), ho ottenuto:

I II Zona principale + 25° (oligoclasio); + (oligoclasio-albite)

Sottile orlo esterno + 14° (quasi albite); + 17° (albite)

E da una sezione di plagioclasio zonato, normale insieme a (010) e a (001),

ho ricavato:

Zona principale + 214° (oligoclasio)

Sottile orlo esterno 14169 (albite)

Con ciò si spiega come pochi cristalli abbiano manifestato la seguente rifrazione, che, se non tipica per la pura albite, è propria di un termine ad essa molto vicino:

oi de9340

1.5385 > y > I. 530

Il quarzo è in granuli quasi del tutto privi di estinzioni ondulate, con inclusioni fluide allineate, poco abbondanti, ma non piccole. Sovente include biotite e feldispati, ma da questi ultimi è anche racchiuso, e non raramente, in forma di gocce.

La biotite, sempre con alto grado di idiomorfismo, è pleoeroica dal giallo chiaro (a) al nero (c). Se cloritizzata, ciò che avviene di rado, presenta in- _ tercalate listerelle di muscovite secondaria, granuletti rossigni di ossidi | di ferro e granuli di titanite. Cristalletti di magnetite titanifera e di apatite si accompagnano spesso alle lamine biotitiche, e l’apatite di sovente vi è. anche inclusa. î

Minerali accessori, oltre quelli ora ricordati, sono: lo zireone in minuscoli. prismetti bipiramidati e l’oligisto (Eisenglimmer) in laminette esagone di. colore rosso-rubino, inclusi l’uno in tutti i componenti essenziali, l’altro solo nel quarzo.

Si rinvengono infine nella roccia dei prodotti colloidi ferriferi, rossi e giallo-rossastri. Essi sono scarsi molto nell’esemplare N. 1, mentre si fanno. più abbondanti nel campione N. 4, che anche macroscopicamente apparisce | un po’ alterato e di colore rossigno. i

Ri

La

ROCCE DELLA SOMALIA ITALIANA, did

All’analisi chimica fu sottoposto l’esemplare di granitite inalterata, ed i risultati ottenuti furono:

Perdita per arrov. . . . . —_

Si O? 3A ASTRI ARR 7 27/1; TOS MAREA O EtTAGGE AI° 03 ME sO, e LR 72 ERO Sa SRI 0,93 Fe 0 CIANI RAR 1,02 Ca 0 Ara 1,58 Mg 0 FAM SII Ira 0,59 K* 0 n VaR MPA 4,94 Nanto ata Lett 4,82 Pa03 e UNA 0,09

100,86

Granitite porfirica a nord di Bur Acàba. (N. 3, 14, 44, 45).

Si tratta di una roccia granitica di colore rossigno, assai alterata, a grana grossolana, e con elementi porfirici dovuti a quarzo formante grosse concen- trazioni irregolari e corrose, ad una bella mieroclinpertite in grandissime lamine rosee di sfaldatura basale allungate secondo y, e in cristalli, rossi e un po’ alterati, pure di notevoli dimensioni, a biotite in spesse e larghe la- mine basali, a magnetite in grossi ottaedri.

Dei minerali della grossolana massa fondamentale con carattere ipi- diomorfo, parzialmente cancellato da frequenti fenomeni cataclastici, il

| più abbondante è il microclino, alquanto caolinizzato ed anche un po’ se-

ricitizzato. Le sue lamine, semplici o geminate a Carlsbad, includenti talora quarzo e plagioclasio, e con frequenti estinzioni ondulate, presentano spesso intercalazioni rettilinee, con andamento parallelo, micro e criptopertitiche, attribuibili ad altro feldispato, non identificabile perchè non apparisce per nulla geminato, ma con rifrazione e birifrazione nettamente maggiori del microclino. Nelle sezioni parallele a (001), con tipica struttura a grata, tali intercalazioni o si presentano in posizione normale 0 quasi alle poche tracce visibili di sfaldatura (010), o, più raramente, fanno con queste an- golo di 60° circa. Nelle lamine presso che parallele al pinacoide (010), senza nessuna traccia di gratieciato, e con emergenza obliqua di +, nelle quali

sia ie

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le estinzioni, benchè un poco ondulate, avvengono a 49-69 circa rispetto alle nettissime tracce di sfaldatura basale, si osserva che le venuzze tagliano detta sfaldatura ad angolo di 73°-75°, ed eccezionalmente ad angolo di 67° circa. Questi caratteri palesano che le intercalazioni sono disposte di regola secondo la sfaldatura murchisonitica . (h01), e verosimilmente secondo quella (701), che teoricamente fa con (001) angolo di 730.13 qualche volta anche secondo la sfaldatura (110), i cui angoli teorici con (010) e con (001) corrispondono rispettivamente a 599.23" 14 e a 679.47 431). In rari casì il | concreseimento sembra avvenire irregolarmente, o con altre leggi non Ni. determinabili.

L’ortose parmi che manchi, e il plagioclasio è in quantità alquanto mi- nore di quella che si ha di regola nelle rocce granitiche somale. I suoi indi- vidui, includenti talora lamine di microclino, benchè questo di regola sia i allotriomorfo rispetto al plagioclasio, hanno subîto una assai forte altera- | zione caolinico-micacea. Osservo geminazioni con legge dell’albite, più rare con le due leggi albite-Carlshad combinate. È sempre un termine molto acido di composizione un poco variabile, come risulta dalle determinazioni i eseguite negli individui meno alterati. Prevale un oligoclasio-albite con Ù estinzioni massime di 7°-10° normalmente a (010), con valori in un gemi- PE. nato doppio di

I I D) 8160 70 A

e con rifrazione rispetto al balsamo a' > n e ' > n. In alcune lamine a sola geminazione albitica le estinzioni simmetriche aggirano soltanto intorno n a 20-3°, onde parrebbe dovessero riferirsi ad oligoclasio acido; ma dando esse A per la rifrazione sempre a'> n e y' > n, è più logico considerarle come se- zioni (001) di oligoclasio-albite. Raramente si osserva nei cristalli di plagio- clasio un’esile orlatura di albite; ma ad albite sono riferibili alcune lamine

d che hanno offerto estinzioni simmetriche di 14°-15°, e valori in doppi gemi- 3 nati di:

I Il i | 140 130

1514 14%

1) Valori calcolati per i microclini sardi da C. Riva. (Le rocce granitoidi e hi filoniane della Sardegna. Atti R. Ace. Sc. fis. e mat. Vol. XII, Serie 2.3, n. 9. K Napoli 1905).

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i La presenza dell’albite è confermata, in mancanza di dati circa la sua rifrazione, da una sezione di plagioclasio perpendicolare insieme a (010) e a (091), nella quale pure ho osservato un’estinzione di 140-150,

Il quarzo, in granuli irregolarmente modellantisi sugli altri elementi della roccia, presenta estinzioni più o meno ondulate e le solite inclusioni fluide disposte in serie lineari. Include di frequente plagioclasio e microclino, ma è anche da questi incluso.

La biotite inalterata, con pleoeroismo:

a = giallo legno chiaro

b=c= bruno rossastro fino nero

e con figura di interferenza uniassica chiaramente visibile in lamine basali, è ben rara. Il più delle volte è mascherata da prodotti ferriferi secondari rossigni o rosso-bruni; e talora è accompagnata e coneresciuta con larghe liste di muscovite, per le quali si resta dubbiosi se si tratta di minerale ori- ginario, o, come sembra più probabile, secondario. La massa graritica così costituita, nella quale, credo per puro caso, non mi è riuscito notare nessun cristalletto di apatite e zircone, è tutta imbrat- tata da prodotti colloidi ferriferi, gialli, rossi e nerastri; i quali di preferenza si sono insinuati nelle serepolature dei vari minerali essenziali, e nelle fes- sure prodottesi nei loro contatti. In parte sono dovuti indubbiamente al- l’alterazione della biotite, ma in parte, data la loro abbondanza e diffusione, debbono provenire dall’esterno.

Quanto agli elementi porfirici la mieroclinpertite, come è stato già detto, si presenta, oltre che in grossissime lamine di sfaldatura basale, in cristalli di notevoli dimensioni, i quali, benchè rotti, lasciano riconoscere abito prismatico piuttosto tozzo. Uno solo fra questi, impiantato nella roccia per l'estremità negativa di 2, risulta completo all’altra estremità; ma è molto imperfetto, onde non si presta nemmeno a misure col goniometro di appli-

cazione. Sembra costituito dalle forme }001{, }119{, ;110}, }101} molto svi- Iuppate, da {010} assai meno, da j130} con facce poco estese, e da }021| listi- forme.

Esaminate in sezioni sottili al microscopio le estese e inalterate lamine basali, esse lasciano riconoscere (Tav. I, fig. 6) bellissima struttura a grata con i due sistemi di lamelle ad estinzione simmetrica di 15° circa rispetto alla traccia di sialdatura (010), presentano di rado inclusi granuli, di diserete dimensioni, di quarzo, e si mostrano solcate per tutta la loro estensione da

Se, Nat. Vol. XXXI > 2

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vene un po’ sinuose, con andamento parallelo, di un plagioclasio a fine e fitta geminazione polisintetica secondo la legge dell’albite, limpidissimo. pr Le vene non mantengono per tutta la loro lunghezza lo stesso spessore, i. che arriva ad un massimo di L, mm., ma si assottigliano anzi senza regola, <d fino a raggiungere una larghezza minima di ?/i00 di mm., e si ramificano 7 racchiudendo plaghe di mieroclino. In alcuni casi non si tratta di vene, ma È; di individui tabulari non piccoli, lunghi fin quasi 1 mm. e larghi 4 mm., 3 isorientati, dello stesso plagioclasio, i quali individui, a loro volta, racchiu- dono plagherelle di quarzo (Tav. I, fig. 6) e non poche laminette di miero- clino che hanno la stessa orientazione di quello includente gli individui plagioclasici. Da queste lamine maggiori si dipartono le venuzze sopra ri- cordate (Tav. I, fig. 6).

I: Le sezioni delle vene, dei cristalli cadono tutte sempre nella zona di sim- metria, e le estinzioni delle lamelle emitropiche secondo la legge dell’albite avvengono a 3°-4° dalle due parti della linea di geminazione (010). Questi va- lori di estinzione accennerebbero a prima vista ad un termine di natura Rf oligoclasica, ma la rifrazione è propria di albite, avendo costantemente ot- È tenuto questo schema rispetto al balsamo (n= 1.535 circa):

WIM

| a'<N pi=

kh *

DI Si tratta quindi di sezioni di albite parallele alla base, o meglio lievis- È simamente inclinate su questo pinacoide, mentre le lamine di microclino ji sono esattamente parallele a (001). Ed il conerescimento avviene pertanto Re” in modo che i due feldispati hanno le facce (010) a comune, e le facce (001) >. quasi parallele, e non del tutto corrispondenti, a causa delle piccole diffe-

renze angolari (001). (010) che posseggono il mieroclino e l’albite.

Anche macroscopicamente le espanse e lucenti lamine di tale feldispato appaiono un poco scabre, ed offrono uno speciale luccichìo, una scillerizza- Hi zione, a causa appunto delle venuzze di albite, che mostrano tinta biancastra, fe, mentre la massa principale microclinica è di colore roseo. Queste particolari-

VI sono più palesi sulle facce di sfaldatura (001), che non sulle (010); ma in } queste si scorgono pure chiaramente, e si può anzi misurare l’angolo fatto dallo 1 spigolo (010): (001) con la direzione delle vene, che risultò di circa 63°, onde tale direzione è parallela a (100) (teorico per (100): (001) del microclino = 639.57’).

Delle grosse concentrazioni quarzose e della biotite porfirica, le cui la- mine basali manifestano a luce convergente figura in apparenza decisamente uniassica, nulla ho qui da aggiungere al poco già detto. E riguardo alla ma-

ROCCE DELLA SOMALIA ITALIANA. 21

gnetite è da accennare come si presenti in ottaedri un poco distorti, che possono raggiungere anche cm. 1.5 di diametro, con fitte e regolari strie di sfaldatura (111). Per il peso specifico di 5.07, per il non troppo facile attacco con acido cloridrico, credo debba trattarsi di magnetite titanifera.

Granititi di Bur Elbi (N. 6, 7, 8).

Dalla formazione granitica di Bur Rìbi furono prelevati dal dott. STr- FANINI tre campioni, un poco alterati, di colore roseo e rossigno, dei quali due a grana piuttosto grossolana e con carattere porfirico per grossi cristalli di microclinmicropertite, ed uno a grana più minuta, raccolto verso la vetta principale del monte.

La microstruttura loro è ipidiomorfa, ma si avvicina all’aplitica nell’e- semplare a tessitura minuta. Sono frequenti poi, e piuttosto intensi, i feno- meni cataclastici.

Dei feldispati prevale, secondo il solito, il microclino, alquanto caoli- nizzato, che ha intercalazioni lineari micropertitiche, ed anche criptoper- titiche, di plagioclasio acidissimo (albite?), disposte di regola nei piani di separazione murchisonitica, ma anche in modo irregolare. Numerosi esilis- simi aciculi bruni o giallo-bruni sono contenuti nelle lamine di questo mi- nerale; per la sottigliezza Joro non possono esattamente determinarsi, ma forse spettano a rutilo. Biotite, plagioclasio, più raramente quarzo, si osser- vano inclusi nel feldispato alcalino, il quale, a sua volta, è inglobato talora dal plagioclasio. Negli individui porfirici, oltre i caratteri ora ricordati, si scorgono in buona quantità venuzze micropertitiche di albite e ghiandolette di plagioclasio, verosimilmente esso pure albite, disposte in serie lineari assai fitte.

Meno abbondante del feldispato alcalino è il plagioclasio,